PROGRAMMA CIVILE

La migliore istruzione della tradizione italiana per il combattimento individuale.

Mani libere

In ambito civile, particolarmente nel sud-Italia, combattere a mani libere si diceva semplicemente calci e schiaffi, nella realtà è un metodo molto efficace per la difesa personale. L'insegnamento si divide in due distanze: la prima lunga, con l'uso principalmente delle mani aperte ed i calci; la seconda corta, con l'uso di prese, rotture e proiezioni a terra, gomitate e ginocchiate. Pare che il poliziotto italo-americano J. Petrosino, ucciso nel 1909, addestrò proprio con questo metodo il suo reparto, contro i membri della Mano Nera, la malavita italiana del Nord America. L'istruzione viene completata con gli insegnamenti degli istruttori militari del 1917 al 1943.

Disarmato contro armi proprie o improprie, penetranti, taglienti o contundenti

Il metodo riprende le azioni dei maestri d'armi dei secoli XV-XVII, unite a quelle dei maestri della difesa personale del primo trentennio del Novecento e del Regio Esercito Italiano dal 1918-1943. L'insegnamento si stabilisce principalmente su nove azioni basilari, poi segue un ulteriore apprendimento di altre azioni come possibili varianti.

Scherma di daga o pugnale dei maestri d'armi

L'istruzione impartita è di quattro metodi e si riuniscono le azioni dei maestri d'armi in particolare dei secoli XIV-XVII. Il combattimento avviene con la sola daga, due daghe, o la daga con un indumento (la cappa) avvolto intorno al braccio sinistro per difesa.

Scherma di coltello dell'Italia settentrionale

Questo metodo riunisce le azioni della scherma col coltello: genovese, corsa, romagnola e della malavita torinese (i barabba) e milanese (i teppisti). Inoltre s'insegna pure il metodo dei sinti piemontesi che però usano il rocc (la ronchetta).

Scherma di coltello dell'Italia centro-meridionale

I metodi provengono principalmente dal Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Le ragioni di questa particolare situazione sono complesse, ma in generale sono da ricondurre alla mentalità di quelle popolazioni, presso le quali la difesa dell'onore era un concetto tenuto in alta considerazione, anche nel loro ambiente popolare; dove il sentirsi superiori dipendeva proprio dalla capacità di duellare, come accadeva per quanti seguivano il codice cavalleresco nei ceti sociali elevati. Queste genti decisero dunque di affidarsi alla loro arma preferita, il coltello, creando così nel tempo un'arte sul suo maneggio.

In ognuna di queste regioni, sia nelle principali città che nelle cittadine di provincia, esistevano scuole (ovviamente clandestine), dove s'insegnava ad usare il coltello, seguendo un preciso metodo che ne contraddistingueva la regione o l'area locale di provenienza.

Nove le scuole: romana, napoletana, salernitana (con un metodo particolare che prevedeva l'uso di due coltelli), foggiano-barese, brindisino-leccese, tarantina, calabrese, palermitana e catanese, Oltre a queste vi era poi quella degli zingari.

L'istruzione al combattimento si suddivideva: in uso del solo coltello, del coltello e giacca, o altro indumento avvolto sul braccio sinistro per difesa e tipico di una località, nell'uso del coltello con spago e pietra.

Scherma di coltellaccio o storta

Il metodo di combattimento con queste armi, è una unione di norme e azioni derivanti dalla scherma storica di spada e sciabola, adattati al coltellaccio o alla storta.

Inoltre con queste armi si può unire nel combattimento un coltello, una daga o un pugnale. Questo sistema comprende tre metodi: coltellaccio e coltello-daga-pugnale impugnati con la punta verso l'alto (di derivazione della scherma di spada e daga dei secoli XVI - XVIII) e storta con coltello-daga-pugnale impugnati con la punta verso il basso (sembra di derivazione della scherma di sciabola e daga o pugnale del secolo XIX). Ultimo metodo, creato nel primo trentennio del Novecento dal maestro filippino Albadon che nel suo sistema di eskrima, nominato fiorete-sungkete, inserisce il metodo etaliano di espada y daga (bolo e pugnale, oppure bastone corto e pugnale), studiato dalla scherma italiana e basando il metodo sull'estocada precisa.

Altro metodo è la scherma con due coltellacci.

Scherma di pugnale militare

Da una forte tradizione civile sul maneggio della daga-pugnale-coltello, il Regio Esercito Italiano fu il primo fra gli eserciti belligeranti della WWI, a comprendere l'importanza di questo modo di combattere. Così un'istruzione sulla scherma di pugnale venne impartita dal 1917 ai Reparti d'Assalto, i famosi Arditi, rivelatisi in assoluto i migliori combattenti nell'uso del pugnale. L'istruzione al combattimento col pugnale fu poi mantenuta nel REI e diffusa a tutte le specialità dell'esercito, fino alla fine della WWII.

Combattimento con l'accetta (o la scure)

Questo strumento spesso fu usato come arma, sia in ambito civile (Calabria, ecc.) che militare (in particolare durante la WWI), sviluppando delle azioni di combattimento e da lancio.

Metodi italo-stranieri

Sotto questa denominazione sono stati riuniti metodi di combattimento di stranieri che hanno appreso una istruzione schermistica, direttamente o indirettamente, da maestri italiani; continuandone poi l'insegnamento nelle loro nazioni. I metodi sono stati spesso resi differenti, migliorati o meno, ma sempre segueno i principi base della scuola italiana.

Scherma di bastone corto (60-70 cm.) o lo sfollagente

Il bastone corto, detto randello-tortore-manganello-taccaro, può essere nella sua fattura dello stesso diametro per tutta la sua lunghezza, oppure tendente ad ingrossarsi verso la parte che deve colpire. Il taccaro invece era ricoperto di tacce (chiodi da calzolaio), diventando così più un bastone ferrato. Il modo di combattere, oltre a delle azioni conseguenti all'arma portata nascosta tra i vestiti, comprende: guardie, modi di colpire, parate e lotta corpo a corpo.

L'uso dello sfollagente, o la sbarra estensibile, in dotazione alla forze di polizia e ai militari, riprende gli stessi insegnamenti.

Scherma di bastone (90 cm. circa)

Questo metodo che in origine si usava il bastone da passeggio, si colloca storicamente dalla fine dell'Ottocento al primo trentennio del Novecento, riunisce diversi insegnamenti: genovese, milanese, veneziano, livornese e napoletano. Il combattimento con quest'arma, data la sua lunghezza ideale e il suo maneggio, riunisce in sé tutti i fondamentali principi schermistici.

Scherma di bastone da 90 cm. circa usato ad una mano o a due mani

E' un particolare modo di combattere, adoperando un bastone in origine manico del piccone, con guardie adatte al controllo incruento di uno o più avversari e specifico per il combattimento tra la folla.

Scherma di bastone lungo

I metodi sul maneggio del bastone a due mani sono due: uno che deriva dai maestri d'armi e dall'istruzione impartita nel REI, dal 1850 al 1890; l'altro invece di origine popolare, attualmente pugliese e siciliano (le azioni sono state unite in un unico metodo, per le poche differenze riscontrate nel modo di combattere). E' una scherma generalmente di gioco largo e si prediligono i colpi di mulinello.

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